giovedì 21 giugno 2012

A me piacciono le birre scure e le moto da James Dean

Il Motoaperitivista fa un veloce pit stop per rassicurare i suoi due lettori e l'incantevole lettrice che non è andato in vacanza. Semplicemente, complice il meteo favorevole, è più spesso in sella alla sua Triumph che dietro al pc. Perché queste rimangono sempre le cose più importanti: la moto, l'asfalto, la birra, l'aperitivo, le donne e la puzza di benzina.


Ah, dimenticavo: un'amica motoaperitivista molto carina e molto stilosa si ritrova per lavoro in questi giorni al Pitti Uomo e mi ha fatto sapere che la tendenza per la prossima stagione sarà "James Dean". Prepariamoci a vedere molte più Bonneville e soprattutto gente vestita in stile motociclista ma non certo da moto. Ma di questo abbiamo già parlato.


Voi però non cascateci, perché se ci cascate, sono dolori. E mi raccomando lo stile. Sempre. Ci vediamo in strada o al bar.

lunedì 11 giugno 2012

Sarete belli voi!

Da tempo volevo affrontare questo argomento, ma ho sempre avuto qualche remora. Alla fine, nonostante il parere contrario di amici e lettori, ho deciso di fare di testa mia. Oggi parliamo di uno scooter. Ebbene sì, l'ho detto. E non solo: lo scooter probabilmente più brutto mai prodotto. Così brutto che è quasi bello, cioè...un tipo. Un caso, un fenomeno, una moda: Honda Zoomer.


Conosciuto all'estero anche come Ruckus, questo motorino è stato creato da Honda per essere: economico, robusto, affidabile, tecnologico (il miglior motore 50cc del mercato!) e tremendamente di moda. Però, mentre in Giappone e negli Stati Uniti è stato riconosciuto come un mezzo pieno di stile e personalità, da noi il primo commento è stato: "Che brutto!"


Ciò l'ha relegato al ruolo di motorino per le consegne, amato per la sua semplicità e robustezza da pony express e ragazzi-delle-pizze. Ma lo Zoomer è ovunque il mezzo preferito dai preparatori! C'è gente (più di quanti non immaginiate) che ci ha messo il motore della Hayabusa, oppure il NOS. Ci sono cataloghi interi di accessori e parti speciali. Il suo motore e il suo telaio a vista sono facilissimi da elaborare.


In Italia esistono pochi prodotti dedicati, ma il resto si trova online. Tanto per fare un esempio di quanto poco costi elaborare uno Zoomer: il kit motore/trasmissione completo della Polini costa solo 300 € e porta la velocità massima da 50 a circa 90 km/h, niente male per un cinquantino 4 tempi! Se poi non ci si accontenta, c'è il gruppo termico da 200cc, gli ammortizzatori a gas regolabili, i freni a disco a margherita, le centraline sportive, ecc.


La prima elaborazione che si esegue è di solito quella di eliminare le parti in plastica, montare delle estensioni per il telaio e installare una ruota posteriore degna di una V-Rod. E poi si lascia spazio alla fantasia. Si può abbassare la sella e il manubrio per uno stile cruiser, che ne migliora anche l'handling. Esistono siti, blog, club e intere bande di ragazzi dotati tutti di Zoomer, non per forza quattordicenni.


In ogni caso, uno Zoomer di seconda mano costa sui 1500 €, volendo anche meno e per un'elaborazione "base" aggiungetene altri 1000 e avrete un mezzo già molto appariscente e prestazionale. Se poi volete strafare, con meno di 4000 € avrete una special da salone con componentistica di prima scelta, ruotone forgiato e scarico Yoshimura. I ragazzi di Battlescooter e Tokyo Parts ne sanno qualcosa.


Dicevamo del motore: 49cc come da codice, 4t raffreddato ad acqua con albero a camme in testa e 4 valvole per cilindro, iniezione elettronica che sfrutta la stessa tecnologia usata sul CBR1000RR. Di serie ha 3 cv, ma basta davvero poco per farne un mezzo da drag race, facile e comodo per girare con stile fra le vie del centro. A chi mi chiede se lo reputo un mezzo da motoaperitivo rispondo: che altro ci si può fare?


Come non detto. Il Motoaperitivista dice: è uno scooter, è economico, è brutto, è personalizzabile, fa indubbiamente scena e volendo anche tanto rumore. Ha personalità da vendere e per noi la personalità è tutto. Forse perché quei due fari tondi mi ricordano la mia Triumph, mi ha subito ispirato simpatia. Ma guidatene uno solo se pesantemente elaborato! Ci vediamo in strada o al bar.

domenica 10 giugno 2012

Sayonara Speed Tribes

Se questo blog deve trattare di moda-da-moto, è bene allora prendere in considerazione tutte le sue manifestazioni, anche quelle più kitsch e stilisticamente barbare, qualora entrino di forza nella cultura, o nelle sottoculture, moderne. Oggi parliamo di Bosozoku, la tribù della velocità sfrenata.


Nati in Giappone tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, altro non sono che le bande di mototeppisti di cui tanto si è sentito parlare in fumetti manga e cartoni animati (ma anche ottimi film d'autore). Il Giappone è infatti un paese che si fonda su contraddizioni e ne fa un'arte: se da un lato è il più grande produttore di motociclette, i motociclisti sono ancora visti quasi solo come teppisti. Merito dei Bosozoku.


In una società così rigida e gerarchizzata fin dall'infanzia è normale che i giovani, già di natura ribelli, decidano di opporsi drasticamente alle convenzioni sociali. Oltre a riunirsi in bande di teppisti, alcuni elevano la propria motocicletta a simbolo di contestazione e appartenenza a una sottocultura che non si adatta.


I Bosozoku si fanno riconoscere per le moto pesantemente customizzate e l'abbigliamento ispirato ai piloti kamikaze della Seconda Guerra Mondiale. Usano riunirsi in grandi gruppi e girare di notte per le periferie delle grandi città (ovviamente con scarichi aperti) tormentando i residenti e scontrandosi con altre bande rivali.


Inutile dire che il loro stile sia ridicolo e pacchiano, per non parlare di come sono soliti ridurre le proprie motociclette, spesso infatti applicano schienalini altissimi e cupolini rialzati, non solo antiestetici, ma anche molto poco aerodinamici. E non sono neanche troppo rare le moto dipinte di rosa brillante.


Se volete approfondire la conoscenza con questa particolarissima sottocultura motociclistica, vi consiglio due film del regista giapponese Sogo Ishii: Crazy Thunder Road (1980) e Burst City (1982). Il Motoaperitivista dice: va bene la cultura, ma guai se vi trovo in giro conciati così! Perché noi non siamo teppisti. Noi andiamo sempre in moto con stile. Ci vediamo in strada o al bar.

giovedì 31 maggio 2012

I'm not weird, just limited edition

Oggi è stata presentata la nuova collezione limited edition di Tucano Urbano, marchio che si è fatto molto apprezzare negli ultimi anni per i suoi prodotti dedicati al mondo delle due ruote, soprattutto dagli scooteristi, grazie a capi dedicati, ma anche da alcune tipologie di motociclisti urbani. Tuttavia le sue collezioni non sempre hanno saputo fare breccia nel cuore dei fashion victim, preferendo corteggiare un'utenza più eterogenea.


Ma con piacere ho visto che nella nuova collezione ci sono un paio di capi molto interessanti, davvero fashion e adatti quasi più ai motociclisti che a chi guida uno scooter. Anzi, nel caso delle giacce Toba (per lui e per lei) mi sentirei di indicarle come veri e propri capi da motoaperitivista, da non disdegnare neanche se si guida una modern classic.


Come vedete dalle foto sono giacche in pelle d'agnello con protezioni CE per spalle e gomiti, dal taglio corto e aderente, con varie tasche interne ed esterne e predisposte per il modulo Airbag sviluppato in collaborazione con Motoairbag, al momento uno dei migliori sul mercato, che nella versione di Tucano Urbano è quasi meglio dell'originale poiché maggiormente intonato con le giacche proposte dal brand.


Finalmente qualcosa si muove! Evidentemente anche chi guida uno scooter ha capito l'importanza di indossare capi tecnici che non siano solo adatti per il tragitto casa-lavoro, ma anche per la vita mondana. Il motoaperitivista dice: non importa cosa guidi, l'importante è andare sempre in moto con stile, ma ovviamente anche in sicurezza. Ci vediamo in strada o al bar.

martedì 29 maggio 2012

Non c'è nulla come i centimetri cubici

Mille, anzi il Mille con la maiuscola. E' la cubatura che sognano tutti. Perché fa figo, si sa, andare al bar e dire "io ho un mille sotto al culo". Certo che poi il Mille bisogna anche saperlo gestire. Due, tre o quattro cilindri la storia cambia eccome, ma ci torneremo più avanti.


Intanto, un sentito grazie ai miei due lettori: il Motoaperitivista ha superato le 1000 visite e ora vanta la cubatura dell'ultima Speed Triple. Non c'è controllo di trazione, niente frizione antisaltellamento, zero abs. Qui si va solo in moto con stile. Ci vediamo in strada o al bar.

domenica 27 maggio 2012

L'altra metà della carregiata

Ormai un'idea di com'è un motoaperitivista ve la siete fatta, ma come sarà La Motoaperitivista? Per descrivere una così sublime manifestazione dueruotistica non posso usare parole, ma solo immagini, aneddoti, frasi e citazioni raccolte lì, nell'unico luogo che conta, il solo in cui si può contare davvero: l'asfalto. 
 

Monster Dark, stivale in pelle con tacco basso, jeans che più skinny non si può, giacca Dainese simil vintage nera e ovviamente molto sciancrata, casco color bronzo glitterato "Perché fa pendant con la scritta Ducati sul serbatoio" E il mio cuore iniziò a battere fuori tempo come un bicilindrico desmo.


Fermo al semaforo, vedo nel retrovisore un CBR600RR, si ferma accanto a me, dal casco replica escono dei lunghi ricci biondissimi, guanti full carbon, canottiera, denim hot pants e stiletto dodici laccato rosso intonato alla moto, of course. Bello il codino del CBR, oh yeah.


Ho conosciuto una suora tanti anni fa. Una suora vera, con l'abito nero e il velo, ma guidava una 883 blu metallizzato. Non credo che nella Bibbia ci sia qualche comandamento che lo vieti, no? Quanti di voi possono vantare una tale esperienza mistica, eh? Dilettanti.


Tuta bianca con ricamate rose e farfalle, casco replica intonato alle nuove carene aerografate e alleggerite di una R6 preparata quasi da Supersport. Lunghi capelli neri che in velocità sembrano avere vita propria. Non provate a starle dietro salendo sui monti. Ne ha bastonati troppi.


Ora ha 74 anni, ma da ragazza rubava la vecchia Guzzi di suo fratello per andare in paese anche se "non stava bene". E' fuggita con un pianista jazz e ha allevato generazioni di motociclisti. Uno ha corso la Parigi-Dakar, uno mi ha insegnato ad andare in moto e altri non ci sono più. Ciao zia.


Quando incontrate sulla strada una Motoaperitivista non potete rimanere indifferenti. Sono loro, le uniche, le sole, per cui surfiamo l'asfalto, quelle che hanno più stile. Ci vediamo in strada o al bar.

mercoledì 23 maggio 2012

L'eterna lotta tra cintura e serbatoio 2: il ritorno della fibbia

Ho già affrontato il problema di questa faida sanguinaria qui, ma volevo dare spazio anche all'altro punto di vista: quello del serbatoio. Oggi parliamo di quel fondamentale accessorio la cui missione è preservare la verniciatura delle nostre amate motociclette dagli assalti kamikaze delle fibbie metalliche tante care a noi motociclisti.


Esistono tantissimi tipi di paraserbatoio adesivi: in resina, in plastica, in carbonio, in gomma, in similpelle, ma ce ne sono anche di specifici in vero cuoio, soprattutto per le custom e le modern classic, anche in versione cafè racer. E' inutile dire quale sia il più cool perché come sempre dipende dal tipo di motocicletta e dall'immagine che volete darne.


Esempio pratico: ho una moto sportiva con inserti in fibra di carbonio? Posso pensare di regalarle un bel paraserbatoio in vero carbonio (non un'imitazione in plastica!) per continuare sul profilo racing oppure posso sceglierne uno in resina decorativo. Ne ricordo alcuni dedicati alle moto giapponesi con ideogrammi o disegni tipici della cultura nipponica, come demoni, geishe e samurai. Stesso stile dei tatuaggi irezumi degli yakuza.


Questa scelta dà un tono diverso alla moto, meno banale e carico di personalità. E la personalità è tutto, ma anche il senso di appartenenza. Infatti alcuni motociclisti utilizzano paraserbatoi personalizzati con i colori del proprio motoclub o del proprio modello di moto. Honda, per esempio, ha dedicato diversi "calabroni" ai serbatoi delle sue Hornet, rifacendosi allo stile delle mascotte usate dai Top Gun americani. Meglio così che con la semplice sigla del modello: banale e stravista.


Sono stati prodotti paraserbatoi coi i soggetti più disparati, per questo molti sono tremendamente out. Per esempio quelli con motivi tribali o disegni che si rifanno alle copertine dei Manowar (fiamme, teschi, succubi, barbari). Anche le signorine manga lolita style consiglio di evitarle al pari dei gattini. I gattini un giorno sottometteranno il mondo, nel nostro piccolo cerchiamo di rallentare l'inevitabile conquista, ok? Grazie.


Sono decisamente kitsch quelli in gomma imbottita: non vi serve l'appoggio per la pancia, dovete solo proteggere la vernice dalla fibbia! Da evitare anche quelli trasparenti, a meno che il serbatoio non presenti una decorazione particolare, perché non aggiungono nulla. Mentre ciò che rende il paraserbatoio un elemento di stile è proprio la capacità di coniugare estetica azzeccata e funzionalità.


Chi di solito guida una Triumph, una Voxan o una Buell, quasi uniche rappresentanti della cultura e della produzione motoristica del proprio paese, usa un paraserbatoio con raffigurata la bandiera inglese, francese o americana (meglio se confederata). Questa è una tradizione abbastanza diffusa e ha senso per ribadire la propria appartenenza a un gruppo che guida fuori dal coro. 


Il motoaperitivista dice: il paraserbatoio deve aggiungere significato alla moto e al motociclista. Spiccare per originalità e attirare l'attenzione, ma sempre e comunque con stile. Ci vediamo in strada o al bar.